Trailer “…e continuano a mangiare fagioli”: sviluppo visivo e animazione
Per mesi sono state immagini separate: interviste, riprese, fotografie, disegni, ricostruzioni, luoghi, personaggi e suggestioni raccolte attraversando l’Italia e arrivando fino a San Marino, Francia e Spagna.
Ora, per la prima volta, una parte di questo universo ha iniziato a mostrarsi al pubblico.
È uscito il trailer ufficiale di “…e continuano a mangiare fagioli” e la risposta è stata immediata, con oltre 6.500 visualizzazioni già nelle prime 24 ore, insieme a una diffusione che ha portato il progetto ben oltre i canali attraverso i quali lo avevamo raccontato fino a oggi.
Il trailer è stato infatti ripreso da importanti testate dedicate al cinema come ComingSoon e BadTaste, arrivando anche in televisione attraverso un servizio dedicato di Studio Aperto.
Un passaggio importante per un progetto che seguiamo fin dalle sue prime fasi attraverso l’arte visiva multimediale e che oggi, proprio attraverso animazione e sviluppo visivo, comincia a rendere percepibile quel particolare incontro tra memoria cinematografica e linguaggi contemporanei immaginato fin dall’inizio.
Dal primo ciak al trailer: un percorso che continua a trasformarsi
Quando avevamo raccontato per la prima volta il progetto, “…e continuano a mangiare fagioli” era ancora nella fase iniziale delle riprese e veniva presentato come un docufilm dedicato all’universo cinematografico reso celebre da Bud Spencer e Terence Hill.
Da allora il viaggio si è ampliato.
Il progetto, diretto da Daniel Mercatali e nato dal libro “I fagioli comunque… erano uno schifo” di Marcello Vicini, autore anche della sceneggiatura, ha raccolto una quantità di testimonianze, materiali e situazioni tale da evolvere progressivamente verso la forma della docuserie.
Davanti alle videocamere sono passati protagonisti e testimoni di epoche diverse del cinema italiano: Ornella Muti, Enrico Vanzina, Franco Micalizzi, Ottaviano Dell’Acqua, Riccardo Pizzuti, Sal Borgese, Yanti Somer, Ernesto Gastaldi, Renato Casaro, Jerry Calà, Gigi e Andrea, Andy Luotto, Renato Cestiè e molti altri.
Alle interviste si sono affiancate ricostruzioni, momenti di fiction e scene originali, trasformando progressivamente il progetto in qualcosa di più articolato rispetto alla sua impostazione iniziale.
La fotografia di Davide Mancori ha accompagnato questo lungo viaggio, mentre l’arte visiva multimediale di Alberto Baldisserotto ha avuto il compito di costruire un ulteriore livello narrativo dal punto di vista del disegno e dell’animazione, per collegare materiali, epoche e suggestioni differenti.
Animazione: quando il materiale raccolto comincia a dialogare
Osservando il trailer diventa più chiaro abcge il ruolo del disegno e dell’animazione all’interno del progetto.
In una produzione di questo tipo, animare non significa semplicemente aggiungere movimento a un’immagine.
Significa creare connessioni, unire materiali che appartengono a tempi differenti, accompagnare il passaggio dalla documentazione alla ricostruzione, far convivere fotografia, illustrazione, grafica e ripresa cinematografica all’interno dello stesso linguaggio.
Il materiale raccolto nel corso della lavorazione è estremamente eterogeneo: testimonianze contemporanee, fotografie storiche, luoghi reali, ricostruzioni western, scene di fiction e riferimenti a un immaginario cinematografico sedimentato nella memoria di più generazioni.
L’animazione diventa quindi uno degli strumenti attraverso cui questi elementi possono incontrarsi senza essere semplicemente accostati, a partire dalla locandina che si può vedere animata in chiusura.

La versione della locandina in bianco e nero
È un dettaglio del lavoro di raccordo visivo, ma anche narrativo.
Ogni movimento, transizione o intervento grafico deve avere una ragione e accompagnare lo spettatore da un livello del racconto all’altro senza interromperne il ritmo.
In questo senso, il trailer rappresenta soltanto una prima finestra sul lavoro che accompagnerà la docuserie nella fase di post-produzione.
Lo sviluppo visivo prima dell’animazione
Prima ancora che un’immagine possa muoversi, deve essere deciso come dovrà apparire e quale funzione dovrà avere all’interno del racconto. È qui che entra in gioco lo sviluppo visivo.
Per Studio Arti Visive questo aspetto è particolarmente interessante perché porta all’interno del cinema competenze che appartengono da sempre al nostro lavoro quotidiano: illustrazione, fumetto, grafica ma anche composizione, colore e narrazione per immagini.
Lo sviluppo visivo significa studiare come linguaggi apparentemente differenti possano appartenere allo stesso universo.
Una fotografia non comunica come un disegno; un’inquadratura contemporanea possiede caratteristiche differenti rispetto a una scena costruita per evocare il western; un documento storico richiede un trattamento diverso da una sequenza di fiction.
Il compito non è uniformare tutto fino a cancellarne le differenze, ma trovare una grammatica visiva capace di farle convivere.
Da questo punto di vista, “…e continuano a mangiare fagioli” rappresenta un terreno di sperimentazione particolarmente stimolante.
Il progetto attraversa continuamente realtà e immaginazione, passato e presente, testimonianza e reinterpretazione.
Quello che inizialmente avevamo definito quasi un metaverso cinematografico sta progressivamente assumendo la forma di un universo visivo nel quale ogni elemento può aprire la porta a un altro livello della storia.
Dalla polvere del West alla contemporaneità
Questo processo è diventato evidente anche durante le diverse fasi delle riprese.
In un articolo dedicato avevamo raccontato il lavoro svolto a Meatfield Town, il villaggio western creato da Tiziano Carnevale nei dintorni di Aprilia. Un luogo fatto di saloon, legno, terra, cavalli e polvere, nel quale erano entrati in scena anche Yassmin Pucci, Victor Quadrelli,Vanni De Simoni, Emanuele Ziliani e numerosi stuntman oltre ad interpreti e professionisti come Giulia Ciccorelli.
In quel contesto anche il disegno era entrato fisicamente nella scena: gli acquerelli realizzati da Alberto Baldisserotto all’interno del saloon erano diventati parte di quel cortocircuito tra realtà e rappresentazione che caratterizza l’intero progetto.

Lo studio preparatorio dell’acquerello per una ripresa della docuserie
Successivamente, come raccontato in questo articolo, la produzione ha cambiato completamente scenario.
Il West ha lasciato spazio alla contemporaneità, con nuove scene interpretate da Yassmin Pucci insieme alla piccola Pisola.
Due mondi visivamente lontanissimi che appartengono però alla stessa narrazione.
Ed è proprio nel passaggio tra questi mondi che lo sviluppo visivo e l’animazione assumono un ruolo importante, per costruire continuità senza cancellare le differenze.
Un trailer che porta il progetto fuori dal set
L’uscita del trailer segna anche un altro cambiamento importante perchè, per la prima volta, il lungo lavoro svolto dietro le quinte viene consegnato realmente al pubblico.
La risposta delle prime ore, con oltre 6.500 visualizzazioni nel primo giorno, ha mostrato quanto l’interesse verso l’universo di Bud Spencer e Terence Hill sia ancora profondamente vivo.
Non si tratta soltanto di nostalgia.
È una memoria cinematografica che continua a essere condivisa tra generazioni differenti e che trova ancora oggi nuovi linguaggi attraverso cui esprimersi.

Foto dal set scattata da Roberto Lucchi
Anche l’attenzione della stampa cinematografica ha dato un segnale significativo.
ComingSoon ha raccontato il progetto sottolineando la presenza delle testimonianze e delle nuove sequenze create per restituire l’atmosfera di quei film, mentre BadTaste ha ripercorso la particolare genesi dell’opera, nata anche attraverso il sostegno della comunità degli appassionati.
Ancora più sorprendente è stato vedere il progetto arrivare su Italia 1 attraverso un servizio dedicato di Studio Aperto, che ha riportato “…e continuano a mangiare fagioli” all’interno di quello stesso mezzo televisivo attraverso il quale, per decenni, milioni di spettatori hanno continuato a incontrare e riscoprire i film di Bud Spencer e Terence Hill.
Quando l’arte visiva entra nel cinema
Per Studio Arti Visive, vedere citata anche dalla stampa nazionale la componente artistica e multimediale del progetto assume un significato particolare.
Il nostro percorso nasce infatti dalla grafica, dall’illustrazione e dal fumetto.
Proprio il fumetto aveva già creato molti anni fa un primo ponte con l’universo di Trinità e Bambino attraverso la collana ufficiale dedicata ai due personaggi.
Oggi quello stesso percorso continua utilizzando strumenti differenti e incontrando il linguaggio cinematografico.
Lo sviluppo visivo permette di portare nel video lo stesso principio che guida un’illustrazione o una tavola a fumetti: ogni immagine deve avere una funzione narrativa.
L’animazione aggiunge poi una nuova dimensione, quella del tempo, trasformando composizione e segno in movimento.
È proprio questa contaminazione a rendere il progetto particolarmente vicino alla filosofia dello Studio.
Non esistono confini rigidi tra grafica, fumetto, illustrazione, fotografia e video quando tutti questi linguaggi vengono messi al servizio della stessa storia.
Esistono competenze differenti che possono incontrarsi e costruire qualcosa che nessuna di loro, da sola, riuscirebbe a ottenere nello stesso modo.
Il trailer, un punto di arrivo e un nuovo inizio
Dopo mesi di viaggi, incontri, interviste, set e sperimentazioni, il trailer permette finalmente di osservare una piccola parte di ciò che “…e continuano a mangiare fagioli” sta diventando.
Ma proprio perché il progetto si è ampliato fino a trasformarsi da docufilm in docuserie, ciò che oggi vediamo rappresenta soprattutto l’inizio di una nuova fase.
Ora il grande patrimonio raccolto durante le riprese deve essere organizzato, montato e accompagnato da un’identità capace di tenere insieme mondi differenti.
È qui che montaggio, fotografia, suono, animazione e sviluppo visivo dovranno dialogare ancora più profondamente, trasformando una quantità enorme di materiali in un racconto unitario.
Il risultato ottenuto dal trailer e l’attenzione ricevuta da pubblico, televisione e stampa cinematografica rappresentano certamente una soddisfazione, ma soprattutto una responsabilità verso tutto ciò che è stato raccolto lungo il viaggio.
Perché dietro quei pochi minuti ci sono anni di passione, decine di persone, migliaia di chilometri e un immaginario cinematografico che continua a dimostrare di non appartenere soltanto al passato da cui è nato con Enzo Barboni e Italo Zingarelli.
Ora quelle immagini hanno cominciato a muoversi.

