A Roma per nuove riprese cinematografiche
Ogni produzione, durante le riprese cinematografiche, attraversa un momento in cui si rende conto di essere diventata qualcosa di diverso rispetto a ciò che immaginava all’inizio.
È quello che sta accadendo a ‘…e continuano a mangiare fagioli’, il progetto sceneggiato da Marcello Vicini che, nato come docufilm, sta assumendo sempre più la forma di una docuserie. Una trasformazione maturata naturalmente, grazie alla ricchezza delle testimonianze raccolte, agli incontri lungo il percorso e alla quantità di storie che, una dopo l’altra, hanno chiesto di trovare il proprio spazio.
Nel precedente articolo del blog avevamo raccontato l’esperienza vissuta affiancando il progetto nell’arte visiva multimediale del villaggio western di Meatfield Town, tra saloon, polvere e atmosfere che sembravano uscite direttamente dal cinema.
Le nuove riprese, invece, conducono lo spettatore in un contesto completamente diverso.
Il West lascia spazio alla Roma contemporanea, dimostrando come questa produzione sia in grado di attraversare tempi, luoghi e linguaggi differenti senza perdere la propria identità narrativa.

Il momento del ciak sul set delle riprese
Dal passato al presente: le riprese cinematografiche cambiano scenario
Uno degli aspetti più affascinanti della docuserie è proprio la sua capacità di attraversare mondi differenti.
Il western raccontato nelle precedenti riprese non rappresentava un semplice omaggio cinematografico, ma uno dei tanti tasselli di un mosaico molto più ampio. Nelle ultime giornate di lavorazione, infatti, il set si è spostato a Roma, lasciando spazio a una narrazione decisamente più contemporanea.

Emanuele Ziliani in un momento con Yassmin Pucci e la dolce cagnolina Pisola
È quasi come se il progetto viaggiasse continuamente tra memoria e presente, tra realtà e immaginazione, costruendo un linguaggio capace di collegare epoche diverse attraverso il cinema.
Questa continua alternanza di ambientazioni è anche ciò che rende la docuserie particolarmente originale. Ogni luogo racconta qualcosa di diverso, ogni scena amplia il punto di vista dello spettatore e contribuisce a costruire un racconto che non si limita a ricordare il passato, ma dialoga costantemente con il presente.
Ed è proprio questa libertà narrativa che rende la trasformazione da docufilm a docuserie una conseguenza naturale: alcune storie hanno bisogno di più tempo per essere raccontate.

Daniel Mercatali posiziona il microfono per Yassmin Pucci
Quando il set si accende: la presenza di Yassmin Pucci
Ogni set possiede una propria energia.
Poi ci sono persone che riescono a cambiarla semplicemente entrando in scena.
Yassmin Pucci appartiene senza dubbio a questa categoria.
C’è qualcosa di estremamente naturale nella sua presenza: una spontaneità che rende il lavoro leggero già durante la preparazione e che si trasforma in intensità nel momento esatto in cui il regista pronuncia quella parola che ogni attore aspetta: «Azione!»
È in quell’istante che la realtà lascia spazio al racconto.

Yassmin Pucci qualche momento prima delle riprese
Attrice, performer e protagonista di un percorso umano particolarmente intenso, Yassmin ha saputo costruire negli anni una carriera fondata non soltanto sulle interpretazioni, ma anche sulla capacità di trasformare la propria esperienza personale in testimonianza. Il progetto cinematografico Non chiamatemi principessa, tratto dalla sua biografia, racconta infatti un percorso di rinascita, resilienza e consapevolezza, dimostrando come il cinema possa diventare anche strumento di riflessione e cambiamento.
Sul set della docuserie questa sensibilità emerge con naturalezza. Yassmin non interpreta semplicemente una scena: riesce a creare un’atmosfera che coinvolge l’intera troupe. Ogni ripresa diventa un momento di dialogo tra emozione e tecnica, contribuendo a rendere il racconto ancora più autentico.

Giulia Ciccorelli sul set controlla una inquadratura
Una piccola attrice a quattro zampe
Tra i protagonisti della giornata romana c’era però anche un’altra interprete speciale: la cagnolina Pisola.
Chi lavora sul set sa bene quanto sia difficile dirigere un animale davanti alla macchina da presa. Eppure Pisola ha affrontato le riprese con una naturalezza sorprendente, dimostrando come anche gli amici a quattro zampe possano diventare autentici partner di scena quando vengono messi nelle condizioni giuste.

La cagnolina Pisola che con lo sguardo buca lo schermo!
Le sue espressioni, i tempi e la serenità con cui ha vissuto ogni momento delle riprese cinematografiche hanno contribuito a creare alcune sequenze di grande dolcezza, aggiungendo alla narrazione una componente emotiva capace di arrivare immediatamente allo spettatore.
La spontaneità con cui si è mossa davanti alla videocamera ha regalato anche diversi momenti inattesi, quelli che spesso finiscono per diventare i più preziosi durante una produzione cinematografica.
Dietro la camera da presa, comunque, c’era un suo amorevole sostenitore: il cagnolino Pino.

Il cagnolino Pino, sostenitore da dietro le quinte!
Il benessere dietro le quinte
Ogni produzione presta attenzione agli attori.
Ma quando sul set è presente anche un animale, questa attenzione assume un significato ancora più particolare.
Per questo motivo è stato prezioso poter contare sul supporto di Yuup!, che ha contribuito con naturalezza al benessere di Pisola durante le giornate di lavorazione.

Yuup! sul set della docueserie ‘…e continuano a mangiare fagioli’
Prima e dopo le riprese, la piccola attrice ha potuto beneficiare di una serie di attenzioni dedicate alla cura del mantello e della pelle, grazie a prodotti come Shampoo Secco, Pink Velvet, Dental Spray, Paw Balm, Spray al Tea Tree Oil, Salviette per il contorno occhi, PinkMassage e un kit completo pensato per mantenerla sempre nelle migliori condizioni.
Più che una presenza di scena, è stato un gesto di cura verso un membro della troupe davvero speciale.

Yassmin Pucci durante le riprese con PinkMassage e Pink Velvet
Ed è forse proprio questo uno degli aspetti meno visibili ma più belli del cinema: dietro ogni inquadratura esiste un lavoro silenzioso fatto di attenzione, sensibilità e rispetto per tutte le persone, anche gli animali, che contribuiscono alla realizzazione di una storia.
Una troupe che continua a costruire un racconto
Le nuove riprese hanno visto ancora una volta lavorare insieme Marcello Vicini, autore e sceneggiatore del progetto, Daniel Mercatali alla regia, Emanuele Ziliani, Giulia Ciccorelli e Alberto Baldisserotto, impegnato con Studio Arti Visive nello sviluppo dell’arte visiva multimediale che accompagna la docuserie.
È interessante osservare come, scena dopo scena, il gruppo abbia sviluppato un linguaggio comune.
Ogni professionista mette a disposizione competenze differenti, ma il risultato finale nasce sempre da un confronto continuo, dove regia, sceneggiatura, interpretazione e comunicazione visiva procedono nella stessa direzione.
Una sintonia che contribuisce alla crescita della docuserie, permettendole di evolversi in modo organico senza perdere coerenza narrativa.

Marcello Vicini con Yassmin Pucci sul set dopo le riprese
Il cinema come luogo di connessioni
Osservando il percorso compiuto finora dalla docuserie emerge con chiarezza un elemento che va oltre i luoghi, le scenografie o le epoche raccontate.
Dalle atmosfere polverose del villaggio western alle ultime riprese nella Roma contemporanea, ciò che rimane costante sono le persone. Sono gli incontri a dare forma al racconto, le relazioni che nascono sul set, le professionalità che si intrecciano e quella capacità tutta cinematografica di trasformare una giornata di lavoro in un’esperienza condivisa.
Forse è proprio questa la caratteristica più affascinante del cinema che stiamo vivendo con il progetto “…e continuano a mangiare fagioli”: non limitarsi a raccontare, ma utilizzare il linguaggio cinematografico come luogo d’incontro tra persone, esperienze e sensibilità differenti. Ogni ripresa amplia il racconto, ogni nuovo volto porta con sé una storia e ogni scena contribuisce a costruire un universo narrativo sempre più ricco.
La trasformazione da docufilm a docuserie non rappresenta quindi un semplice cambiamento di formato, ma la naturale evoluzione di un progetto che, strada facendo, ha scoperto di avere ancora molte storie da raccontare e molte persone da incontrare.

Alberto Baldisserotto con Yassmin Pucci dopo le riprese

