Le storie di Toad: pubblicazione fumetto per lo sport inclusivo
Ci sono progetti che nascono da un’idea di una persona.
E poi ci sono progetti che prendono forma perché più realtà credono nella stessa visione.
La pubblicazione de “Le storie di Toad” appartiene a questa seconda categoria: un progetto nato dall’incontro tra università, creatività, sport e comunicazione visiva.
Il fumetto, riprodotto in 16.000 copie e distribuito in allegato con L’Arena del gruppo editoriale Athesis, nasce infatti all’interno del progetto universitario Spin – Sport Inclusivo, promosso dall’Università di Verona con l’obiettivo di utilizzare sport, immaginazione e narrazione come strumenti di inclusione, relazione e partecipazione.
Per Studio Arti Visive, coinvolto nel progetto come produzione esecutiva, questo ha significato entrare in una fase molto particolare del processo creativo: quella in cui le idee devono trasformarsi in una struttura concreta, organizzata e sostenibile.
Perché dietro una pubblicazione illustrata non esiste soltanto il disegno finale.
Esiste un ecosistema fatto di pianificazione, gestione, coordinamento e relazione tra persone.

Presentazione della pubblicazione del fumetto ‘Le storie di Toad’ con il docente universitario Cantor Tarpieri, Andrea Pietro Faltracco del Gruppo Athesis, Massimo Pozza di Ariaeterra, il disegnatore Simone Paoloni e Alberto Baldisserotto di Studio Arti Visive
Nel mondo creativo si tende spesso a vedere soltanto il risultato finale: il fumetto stampato, il libro distribuito, l’illustrazione completata.
Ma ogni pubblicazione attraversa una lunga fase invisibile.
La produzione esecutiva è proprio questo: il lavoro che permette a un’idea di diventare realtà.
In questo caso ha significato mettere insieme risorse, coordinare professionalità diverse, pianificare tempi di produzione, supervisionare aspetti finanziari, organizzativi e burocratici e accompagnare il progetto lungo tutte le sue fasi operative.
La pubblicazione di un fumetto destinato a una distribuzione ampia come quella allegata a L’Arena di Verona di cui è CEO Andrea Pietro Faltracco richiede infatti una struttura precisa. Coordinare produzione artistica, supervisione tecnica, flussi di lavoro, gestione delle revisioni e dialogo tra i vari interlocutori significa costruire un equilibrio costante tra creatività e organizzazione.
È un lavoro spesso poco visibile, ma fondamentale.
La produzione esecutiva sostiene la creatività.
E la protegge.
Permette agli artisti, agli illustratori e ai professionisti coinvolti di lavorare all’interno di un processo chiaro, sostenibile e coerente con gli obiettivi del progetto.
Ed è proprio in questo spazio che Studio Arti Visive ha operato: facendo da ponte tra il mondo creativo, quello universitario e quello produttivo.

Prime copie del progetto Spin delle 16.000 distribuite in allegato con il quotidiano L’Arena
Toad: sport, inclusione e immaginazione
Al centro del fumetto troviamo Toad, un rospo curioso ed empatico che accompagna bambini e bambine in storie legate allo sport, all’amicizia, alla diversità e all’inclusione.
Il progetto nasce dal lavoro del docente Cantor Tarpieri, referente della rettrice per lo sport e gli stili di vita attivi dell’Università di Verona, e si sviluppa attraverso laboratori che hanno coinvolto le scuole primarie in percorsi di ascolto, immaginazione e partecipazione.
Le storie raccolte dai bambini sono diventate materiale narrativo e successivamente linguaggio visivo, trasformandosi in una pubblicazione capace di dialogare con pubblici diversi.
La pubblicazione del fumetto permette infatti a queste storie di raggiungere famiglie, scuole e territori, trasformando un progetto universitario e laboratoriale in uno strumento divulgativo accessibile e condivisibile.
Ed è proprio qui che il fumetto mostra tutta la sua forza comunicativa: la capacità di rendere accessibili temi profondi attraverso immagini, ritmo visivo ed empatia narrativa.

Studi del personaggio di Toad di Simone Paoloni, per la pubblicazione del fumetto
Il disegno di Simone Paoloni e la continuità artistica con lo studio
A dare forma visiva al mondo di Toad è stato il disegnatore Simone “Pao” Paoloni, disegnatore già collaboratore di diverse produzioni sviluppate insieme a Studio Arti Visive.
Negli anni, Simone ha partecipato a progetti che spaziano dalla creazione di mascotte aziendali fino allo sviluppo di fumetti e produzioni illustrate per realtà professionali e divulgative, costruendo uno stile capace di unire immediatezza narrativa, espressività e leggibilità.
Nel caso di Le storie di Toad, il suo tratto ha avuto un ruolo fondamentale nel rendere il fumetto accessibile ai più piccoli senza perdere dinamismo e personalità visiva.
Il personaggio di Toad riesce infatti a muoversi tra ironia, empatia e leggerezza, diventando un punto di riferimento narrativo capace di accompagnare il lettore all’interno delle diverse storie sportive e inclusive.
Anche questo aspetto dimostra quanto una pubblicazione illustrata sia sempre il risultato di un lavoro collettivo: scrittura, concept, character design, supervisione e coordinamento si intrecciano fino a costruire un’identità visiva coerente.

Alberto Baldisserotto, Simone Paoloni e Massimo Pozza sullo schermo di proiezione dell’evento
Disegno umano, tecnologia e valore dell’ingegno
Uno degli aspetti che sentiamo più vicini a questo progetto riguarda il valore del disegno umano.
In un momento storico in cui l’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il rapporto con la produzione visiva e con il mondo dell’editoria, progetti come Le storie di Toad ricordano quanto sia importante continuare a investire nell’ingegno creativo delle persone.
Questo non significa negare il contributo evolutivo dell’IA.
Al contrario.
L’intelligenza artificiale può diventare un amplificatore straordinario in determinati processi anche di produzione esecutiva: organizzazione, ricerca, supporto progettuale, sperimentazione e ottimizzazione di flussi di lavoro. Ma esiste qualcosa che continua a nascere prima dello strumento: la sensibilità umana.
Un personaggio illustrato non è soltanto una somma di linee e colori.
È interpretazione, esperienza, ascolto, empatia.
E questo progetto lo dimostra bene, con la fantasia e l’abilità di Simone Paoloni.
Dietro ogni tavola ci sono disegni e colorazioni realizzate a mano.
Tutto nato dal confronto, progettazione condivisa e relazione diretta con il tema dell’inclusione.
L’arte continua a nascere da uno sguardo umano capace di attribuire significato alle immagini.

Il docente Cantor Tarpieri dell’Università di Verona presenta il progetto Spin
Una collaborazione che arriva da lontano
Questa non è la prima collaborazione tra Studio Arti Visive e l’Università di Verona.
Già in passato era nato un percorso comune attraverso il progetto universitario dedicato alla divulgazione delle neuroscienze Let’s open our mind we willl find our brain!, sviluppato all’interno del laboratorio Neurosciences at School.
Anche in quel caso un tema centrale era la comunicazione visiva: utilizzare illustrazione e narrazione per rendere accessibili contenuti scientifici complessi.
Il disegno diventava così uno strumento capace di tradurre la complessità in immagini comprensibili, coinvolgenti e immediate.
Quel progetto affondava le proprie radici in un percorso nato diversi anni fa, sviluppato attorno a un tema tanto affascinante quanto complesso: il cervello umano.
Nato dalla sinergia tra il laboratorio NPSY-Lab.VR dell’Università di Verona e Studio Arti Visive, con l’obiettivo di costruire un ponte tra neuroscienze, divulgazione e linguaggio visivo.
L’idea alla base del progetto era tanto semplice quanto ambiziosa: rendere accessibili temi scientifici complessi attraverso arte, fumetto e illustrazione.
Un approccio che ha trasformato il cervello non soltanto in un argomento da spiegare, ma in qualcosa da osservare, interpretare e rappresentare creativamente.
Il percorso si è sviluppato attraverso laboratori strutturati dedicati a studenti e scuole del territorio vicentino e veronese, coinvolgendo attivamente i partecipanti in attività di:
- disegno,
- collage,
- stencil,
- rappresentazione simbolica delle funzioni cerebrali.
L’obiettivo non era soltanto imparare le neuroscienze, ma viverle attraverso un’esperienza pratica e multidisciplinare.
A guidare il progetto sono state figure provenienti da mondi apparentemente lontani ma profondamente complementari: da una parte la Professoressa Valentina Moro, riferimento dell’Università di Verona nell’ambito neuroscientifico e psicologico, con la Dott.ssa Deborah Fongaro e dall’altra Alberto Baldisserotto, illustratore e coordinatore creativo di Studio Arti Visive.
Questo dialogo tra scienza e arte ha permesso di sviluppare una metodologia estremamente efficace: utilizzare la creatività come strumento di comprensione.
Disegnare un cervello, rappresentare visivamente memoria, percezione o attenzione, significa infatti trasformare concetti astratti in immagini concrete e accessibili.
Il processo creativo diventa così anche processo cognitivo.
Ed è proprio questa esperienza ad aver contribuito nel tempo a consolidare il rapporto tra Studio Arti Visive e l’Università di Verona: una collaborazione costruita sull’idea che il linguaggio illustrato possa diventare un potente strumento educativo e divulgativo.
In questo senso, progetti come “Le storie di Toad” rappresentano una naturale evoluzione di quel percorso: cambia il tema, dallo studio del cervello allo sport inclusivo, ma resta la stessa convinzione di fondo.
Ovvero che immagine, fumetto e creatività possano aiutare a costruire connessioni profonde tra apprendimento, emozione e partecipazione.
Con Le storie di Toad, questo dialogo si è evoluto ulteriormente grazie alla collaborazione con Massimo Pozza di Ariaeterra e con il docente Cantor Tarpieri, facendo incontrare fumetto e sport all’interno di una progettualità educativa e sociale.

Articolo de L’Arena dedicato al progetto Spin e il fumetto ‘Le storie di Toad’
Il fumetto come linguaggio trasversale
Spesso il fumetto viene ancora considerato un linguaggio “leggero”.
In realtà possiede una capacità comunicativa profondissima.
Ha il potere di parlare contemporaneamente a bambini, ragazzi e adulti.
Può affrontare temi complessi senza perdere immediatezza.
Può educare senza risultare distante.
La pubblicazione di un fumetto educativo come Le storie di Toad dimostra quanto il linguaggio illustrato possa diventare uno strumento efficace di comunicazione sociale, capace di affrontare inclusione, partecipazione e relazione mantenendo leggerezza narrativa ed empatia.
Nel caso di Toad, il fumetto diventa uno spazio in cui sport, immaginazione e diversità convivono in modo naturale.
Partecipare alla produzione esecutiva di una pubblicazione come questa significa continuare a credere nel valore della collaborazione tra mondi diversi.
Università, scuole, illustratori, professionisti creativi, sport e narrazione visiva si sono incontrati all’interno di un progetto comune capace di trasformare idee educative in immagini accessibili a tutti.
E forse è proprio questo uno degli aspetti più belli del nostro lavoro: vedere come una pubblicazione illustrata, quando nasce da relazioni autentiche e da una visione condivisa, possa diventare molto più di un semplice prodotto editoriale.
Può diventare uno spazio di incontro.

Bambini giocano nella palestra universitaria nel giorno della presentazione del progetto Spin

